Casa Yellen
Janet Yellen adora la “cafeteria” della Federal Reserve. Quando fu nominata nel board della Fed nel 1994, le fu detto che andare in mensa non era adeguato al suo status, ma lei se ne infischiò: “Mangiare lì con il mio staff è un buon modo per capire che cosa pensano le persone, che cosa hanno in testa”, spiegò. La verità è che in quella cafeteria aveva conosciuto, nel settembre del 1977, il suo futuro marito: fu amore a prima vista, nel giugno dell’anno successivo erano già sposati, lo sono ancora, anzi oggi sono la “power couple” dell’establishment economico americano – e mondiale.
22 AGO 20

Janet Yellen adora la “cafeteria” della Federal Reserve. Quando fu nominata nel board della Fed nel 1994, le fu detto che andare in mensa non era adeguato al suo status, ma lei se ne infischiò: “Mangiare lì con il mio staff è un buon modo per capire che cosa pensano le persone, che cosa hanno in testa”, spiegò. La verità è che in quella cafeteria aveva conosciuto, nel settembre del 1977, il suo futuro marito: fu amore a prima vista, nel giugno dell’anno successivo erano già sposati, lo sono ancora, anzi oggi sono la “power couple” dell’establishment economico americano – e mondiale. Il signor Yellen è George Akerlof, premio Nobel per l’Economia nel 2001, che nel 1970 scrisse un paper sulle conseguenze dell’asimmetria informativa: si chiama “The market of lemons”, dove i lemons sono le auto usate brutte, “i bidoni”, che finiscono per distruggere il mercato delle auto usate a causa delle informazioni differenti tra venditore e acquirente e del conseguente adattamento dei prezzi al ribasso (mi aspetto che arrivi un bidone, voglio pagare poco): generazioni di studenti d’economia si sono rovinate le notti al pensiero che, in assenza di un mercato perfetto, il male finisce per battere il bene. Akerlof non è l’unico premio Nobel che ha segnato la vita della “first lady” della Fed, se il Senato la confermerà: c’è anche James Tobin, il suo “mentore” keynesiano, con cui fece la tesi del dottorato nel 1971 a Yale sui costi della disoccupazione e dal quale imparò come i governi e le Banche centrali possono contribuire a ridurli, quei costi (gli appunti che Yellen prendeva alle lezioni di Tobin sono conosciuti come “Yellen notes”: erano talmente perfetti che sono diventati il manuale di testo non ufficiale di migliaia di studenti dopo di lei).
Yellen e Akerlof hanno costruito la loro carriera a Berkeley, scrivendo in coppia paper importanti per l’economia politica moderna (il primo fu commissionato dallo stesso Tobin), lui più visionario lei più rigorosa, entrambi convinti che il mercato per sé non è efficiente: lo stato e le Banche centrali devono intervenire per migliorare la vita dei cittadini.
Nella biografia preparata in occasione del Nobel, Akerlof ha scritto: “Non soltanto le nostre personalità s’accoppiavano alla perfezione, ma siamo sempre stati in perfetto accordo sulle questioni macroeconomiche. L’unica differenza è che lei crede nel libero commercio più di quanto ci creda io” (lei avrebbe poi detto che si trattava di una battuta). L’intesa tra Yellen e Akerlof non è soltanto fatta di quei dettagli romantici che gli amici tirano fuori a ogni intervista – la collezioni di francobolli e le vacanze: partono con una valigia piena di manuali d’economia e li studiano e li commentano ridendo in spiaggia – ma è soprattutto alla base della dottrina che ha forgiato le idee economiche dei democratici nell’ultimo ventennio (se confermata Yellen sarà il primo governatore democratico della Fed dal 1987). Akerlof è il coautore di “Animal Spirits”, un libro che rientra nel filone dell’economia comportamentale e che nel 2009 è diventato il “must read” di tutta l’Amministrazione Obama, ispirazione per uno stato paternalista che non si fida del mercato, e vuole condizionare e “orientare” il comportamento dei cittadini. Gli intrecci d’establishment keynesiano non finiscono qui, passano per Joseph Stiglitz, vincitore del Nobel assieme ad Akerlof e compagno di università della Yellen, e persino per Lawrence Summers, il prescelto di Obama per la Fed poi ritiratosi per timore del fuoco amico che è stato studente della Yellen a Harvard. I sostenitori della “power couple” dicono però che la prossima padrona della Fed è molto poco politicizzata e risponde piuttosto all’esigenza pragmatica del presidente: ha una predisposizione all’interventismo, ma molti ripetono che gli anni più terribili per Yellen sono stati quelli a capo dei consiglieri economici di Bill Clinton, dal ’97 al ’99, anni di benessere ma di grande lotta politica. A dimostrazione dell’insofferenza, gli amici ricordano che per sostenerla, Akerlof prese un anno sabbatico da Berkeley, lavò i piatti e curò il figlio Robert (che oggi insegna Economia) per starle vicina. Dimenticano che anche Yellen aveva rinunciato a un posto alla Fed per seguire il neo marito a Londra, come se una “power couple” tanto erudita non sapesse che, in economia come in amore, non c’è stabilità senza equità.
Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
